Genitori

Come riconoscere i D.S.A.

Riconoscere precocemente un Disturbo Specifico di Apprendimento è importantissimo perchè permette di intervenire tempestivamente e quindi di mettere in atto tutte le misure compensative disponibili, in modo che il bambino inizi da subito a padroneggiare gli strumenti che poi gli saranno indispensabili in tutto il percorso scolastico.

Il primo elemento identificativo è la presenza di difficoltà scolastiche, in particolare:
- errori nella lettura e nella scrittura (come l’inversione di lettere e numeri e la sostituzione di lettere)
- confondere suoni simili o diversamente orientati
- saltare righe o parole
- lentezza nello svolgere compiti anche semplici e tendenza ad affaticarsi velocemente
- non riuscire a prendere bene gli appunti a causa della difficoltà di ascoltare e scrivere contemporaneamente
- memorizzare le tabelline, l’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno
- ricordare termini specifici
- imparare lingue straniere
- difficoltà nell’orientamento spazio-temporale (ieri – domani o destra – sinistra)
- difficoltà nell’esprimere verbalmente pensieri

Queste problematiche sono dovute alla mancata automatizzazione dell’apprendimento di alcune abilità (come l’identificazione della parola nella lettura e/o scrittura).

Nell’apprendimento, infatti, dopo l’insegnamento dell’uso di strumenti, avviene un processo di automatizzazione nell’uso di questi strumenti. Questo processo fa sì che alcune abilità vengano messe in atto a livello inconscio, con minimo impegno attentivo e con basso dispendio energetico. Un esempio classico di abilità apprese che poi diventano automatismi è la guida di un’automobile.

Cosa possono fare i genitori

Nel caso in cui un genitore sospetti un disturbo di apprendimento, è consigliabile che si rivolga tempestivamente a una struttura specializzata, in modo tale da permettere di eseguire gli approfondimenti diagnostici necessari ed eventualmente la presa in carico del bambino il più velocemente possibile, per diminuire l’intensità del disturbo e favorirne la compensazione. I genitori devono essere consapevoli del fatto che il disturbo, con la crescita, si può modificare (può ad esempio diventare meno evidente perchè il bambino autonomamente mette in atto delle strategie di compensazione o evitamento dei compiti più ostici), ma non scompare. Non si può guarire, perchè la dislessia non è una malattia.

Cosa fare dopo la diagnosi

Con l’individuazione del disturbo, il bambino acquisisce la consapevolezza delle cause che determinano le sue difficoltà, mentre gli adulti di riferimento possono orientare il proprio comportamento e applicare strategie atte a ridurre gli effetti del disturbo. La prima cosa da fare è comunicare alla scuola il problema e consegnare la diagnosi, che verrà accolta dalla segreteria scolastica e protocollata (ovvero registrata). Da questo momento in poi il bambino avrà diritto a una serie di misure dispensative e compensative previste dalla Legge 170/10. Dopo la diagnosi quindi il bambino non sarà abbandonato, ma dovrà essere affidato a specialisti per intraprendere training adeguati alle caratteristiche del disturbo.

Come affrontare il percorso scolastico

Il genitore deve essere a conoscenza dei diritti previsti dalle Legge, e comunicare con la scuola in modo tale da poter mettere gli insegnanti, che sono figure di riferimento importanti, nelle condizioni di conoscere la situazione, per poter intervenire efficacemente.

Inoltre, con la consapevolezza del disturbo, si può supportare anche a casa il bambino nello studio in modo adeguato: i genitori di bambini con D.S.A. molto spesso aiutano il figlio nei compiti, e lo fanno anche da prima della diagnosi.

L’applicazione costante e sistematica è un elemento imprescindibile per chiunque: studiare significa capire e ricordare concetti, informazioni specifiche, padroneggiare linguaggi specifici e procedure e saper riutilizzare tutte queste informazioni per poterle esporre o per risolvere esercizi. Per uno studente con D.S.A. tutto questo è molto più difficile: la lettura ripetuta di un testo (che è il metodo che utilizziamo più comunemente per trattenere informazioni) per lui è un compito che solo nella sua banale esecuzione di decodifica richiede moltissime energie, che poi non saranno più disponibili per la memorizzazione, per la riflessione, per il confronto con nozioni già apprese (che è uno dei modi con cui impariamo meglio cose nuove). È inutile quindi (se non dannoso) richiedere al bambino di applicarsi di più, di concentrarsi solo sullo studio (riducendo magari tutte le altre attività gratificanti, come lo sport). Bisogna trovare nuove strategie, ascoltando il bambino: è lui infatti l’unico che può descrivere le sue difficoltà.

 


 

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